1. Fatima Portogallo

    fatimaTV
  2. Progetti Per Roma

    fatimaTV
  3. fatimaTV

    fatimaTV
  4. Padre Gruner risponde

  5. Social Network

La verità non cambia:

Se perdiamo i dogmi di fede, perdiamo la nostra anima

di Padre Nicholas Gruner, S.T.L., S.T.D. (Cand.)

Come dimostrato abbondantemente dal libro La battaglia finale del diavolo, oggi ci troviamo nel mezzo della Grande Apostasia predetta dalle Sacre Scritture. Questa apostasia, come affermò il Cardinale Ciappi, ha inizio dai vertici della Chiesa. Il Cardinale Oddi, inoltre, affermò che nel Terzo Segreto la Madonna mette in guardia l'umanità proprio dall'Apostasia.

Da sempre, uno dei più grandi baluardi di difesa contro l'apostasia consiste nella profonda conoscenza delle verità di Fede e nella salda adesione alle definizioni dogmatiche della Fede Cattolica. Sono proprio i dogmi di Fede ciò di cui parla la Madonna all'inizio del Terzo Segreto, quand'Ella afferma che: "In Portogallo, il dogma della fede si conserverà sempre, ecc." Quell'"eccetera" inserito da Suor Lucia indica chiaramente che la Madonna aveva molto altro da dire.

Praticamente tutti i massimi studiosi di Fatima concordano sul fatto che la Madonna, nel prosieguo di quella frase, avvertiva l'umanità che in altre parti del mondo il dogma della fede sarebbe stato attaccato e non si sarebbe conservato come invece avrebbe dovuto - anzi, esso si sarebbe addirittura perduto del tutto. Non possiamo permetterci di finire vittime della strisciante apostasia che ci circonda. Dobbiamo salvare le nostre anime e le nostre verità dogmatiche!

Nella nostra epoca, diversi Cattolici - tra cui molti sacerdoti, vescovi e cardinali, ma anche fedeli laici - stanno perdendo il proprio sensus fidelium, il senso della loro fede. Si sono dimenticati che, se non proteggono adeguatamente la loro fede, come quando negano o mettono persino in dubbio un dogma di fede (cioè una dottrina della Fede Cattolica che è stata insegnata infallibilmente da Nostro Signore Gesù Cristo per mezzo della Sua Santa Chiesa) allora essi commettono un peccato mortale. Se non si pentono di questo peccato e non si confessano adeguatamente (o non compiono un atto di contrizione perfetto in punto di morte), allora rischiano di andare all'inferno per tutta l'eternità. San Tommaso d'Aquino insegnava che i peccati contro la Fede sono tra i peggiori in assoluto.

Alcuni fedeli stanno perdendo il proprio senso del dogma perché non schermano a sufficienza la propria mente dalle false idee, dai falsi insegnamenti e dalle false dottrine che negli ultimi anni hanno cercato di soppiantare, sopprimere o minare alle fondamenta la Fede Cattolica. Altri, invece, non avendo mai cercato realmente di comprendere o comunque di sapere quali sono i veri insegnamenti di Gesù Cristo e della Sua Chiesa Cattolica, non si rendono nemmeno conto d'essere stati tratti in inganno da quest'epoca, che tende a spingerli a rifiutare uno o più insegnamenti del Vangelo.

Ci troviamo a tutti gli effetti in un'epoca d'apostasia: quel periodo della storia predetto dalle Sacre Scritture da Gesù in persona, così come da San Paolo. Il peccato mortale dell'eresia, per il quale le nostre anime rischiano di andare all'inferno, consiste nel negare uno o più dogmi di fede. Tuttavia l'apostasia è ancora più grave, perché significa rifiutare tutto (o gran parte) del Vangelo. Ecco, questa grande apostasia incombe su tutti noi.

Alcuni cadono nell'apostasia a causa della propria ignoranza, perché non conoscono gli insegnamenti basilari del Vangelo di Nostro Signore. Altri vi cadono perché, malgrado conoscano tali insegnamenti basilari, vi si sono attenuti solo per qualche tempo. Sono questi "i semi che non cadono sul terreno buono"; costoro non prendono adeguate contromisure per salvaguardare la propria fede contro le false dottrine, e queste ultime soffocano la loro fede, finché non si allontanano dalla Chiesa. Altri invece abbandonano la Chiesa perché hanno seguito l'esempio di cattivi pastori, quelle "guide cieche" che insegnano false dottrine ai fedeli. Sono questi falsi pastori che professano dottrine eretiche - e ve ne sono tanti, purtroppo, nella Chiesa di oggi - a scandalizzare le anime che erano state affidate loro, portandole verso l'eresia e l'apostasia.

All'inizio degli anni 70, Suor Lucia li definì "ciechi che guidano altri ciechi" (e non mi sorprende che il Vaticano l'abbia ridotta al silenzio…)

Dobbiamo recuperare il senso della verità dogmatica. Se un sacerdote, un vescovo, un cardinale o persino un Papa dovessero dire o fare qualcosa che si avvicini, direttamente o indirettamente, ad una dottrina eretica, allora dovremmo rifiutare tale dottrina e resistere a quel pastore! Il nostro primo dovere, infatti, è nei confronti di Dio e della nostra anima, che dobbiamo difendere ad ogni costo; ma dobbiamo anche difendere le anime degli altri, per quanto possibile, resistendo alle dichiarazioni eretiche, costi quel che costi, anche se a diffondere tali dottrine fosse un Papa.

La maggioranza dei Cattolici non è a conoscenza del fatto che, nella storia della Chiesa, già è accaduto che un Papa abbia insegnato un concetto eretico, o che sia venuto meno al proprio dovere di combattere e sopprimere l'eresia. Se è accaduto in passato, ovviamente può accadere anche in futuro.1

Ad esempio, Papa Nicola I affermò che il Battesimo era valido se amministrato sia in nome delle Tre Persone della Santissima Trinità, sia in nome di Gesù Cristo. In questo Papa Nicola era in errore, perché il Battesimo solamente in nome di Cristo non è valido.2

Papa Onorio, al fine di giustificare un compromesso con gli eretici del suo tempo, nel 634 disse che "Dobbiamo essere attenti a non rinfocolare antiche questioni". Su quest'argomento, il Papa permise che l'eresia si diffondesse liberamente, col risultato che la verità e l'ortodossia vennero effettivamente bandite dalla Chiesa. Solo San Sofronio di Gerusalemme, praticamente da solo, si erse contro Onorio e lo accusò di Eresia. Alla fine il Papa si pentì, ma morì senza poter porre rimedio al male incommensurabile che aveva arrecato alla Chiesa a causa dei suoi compromessi. Per questo il Terzo Concilio di Costantinopoli decretò l'anatema contro di lui, cosa che venne confermata da Papa San Leone II (vedi D.S. 561).

Papa Giovanni XXII, mentre si trovava ad Avignone, durante la festa di Ogni Santi del 1331 affermò che le anime non partecipano alla visione Beatifica fino alla resurrezione dei loro corpi, nel giorno del Giudizio Universale. Dopo quelle affermazioni, il Papa venne rimproverato dai teologi dell'Università della Sorbona, perché sapevano che la teoria del Papa era eretica. Fu solo poco prima di morire che Giovanni XXII, nel 1334, ritrattò quel suo errore.3

La Fede è di primaria importanza

Il Deposito della Fede è alla base della nostra salvezza, del papato e dei sacramenti. Se non venisse difeso adeguatamente, nulla nella chiesa sarebbe più al sicuro dagli attacchi dei suoi nemici. Il dovere di salvaguardare ogni singolo dogma di fede, pertanto, non è certo una mia opinione, bensì l'insegnamento solenne della Chiesa Cattolica. Uno dei Credo della Chiesa al quale tutti i fedeli devono credere, recita così: "Chiunque desideri salvarsi deve anzitutto possedere la Fede Cattolica. Colui che non la conserva integra ed inviolata perirà senza dubbio in eterno."(D.S. 75)

Questo dovere va oltre la carità verso i poveri o i nostri vicini - viene prima di qualsiasi "buona azione". L'obbligo nei confronti della Fede è più importante del rispetto o della deferenza nei confronti di un Papa, di un vescovo, di un sacerdote o dei nostri familiari. San Paolo insegnava infatti che: "se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anatema!" (Gal 1:8). In altre parole, non dobbiamo ascoltare nessuno che contraddica gli insegnamenti tradizionali della Chiesa Cattolica.

Cosa ci accadrebbe, specialmente in quest'epoca di Apostasia generale, se non amassimo la Verità al di sopra dei nostri fratelli, al di sopra dell'amore che dobbiamo portare verso i nostri sacerdoti e vescovi, al di sopra persino dell'amore nei confronti del Santo Padre? Cosa accadrebbe se non amassimo la verità al di sopra della ricchezza, della posizione sociale o del rispetto umano? Cadremmo preda della seguente maledizione del Signore: "con ogni sorta di empio inganno per quelli che vanno in rovina perché non hanno accolto l'amore della verità per essere salvi. E per questo Dio invia loro una potenza d'inganno perché essi credano alla menzogna, e così siano condannati tutti quelli che non hanno creduto alla verità, ma hanno acconsentito all'iniquità". (2 Tess. 2:10-11)

Recuperare l'assoluta necessità delle verità dogmatiche definite infallibilmente dalla Chiesa di tutti i tempi è quindi essenziale per i fedeli, se non vogliono cadere preda della apostasia generale che li circonda.

Per salvare la vostra anima, infatti, non basta seguire questo o quel sacerdote, cardinale o vescovo - e nemmeno questo o quel Papa - a prescindere da quanto abbiano successo o vengano acclamati dalla gente, se essi contraddicono un dogma definito infallibilmente.

Alcuni sacerdoti ignoranti ritengono di non dover prestare attenzione alle definizioni dogmatiche di un'epoca precedente, ma solo di seguire il "magistero vivente" (non esagero, ne ho sentito più d'uno con le mie orecchie. All'inizio non riuscivo quasi a crederci, lo pensano anche tanti sacerdoti che si autodefiniscono ferventi tradizionalisti…)

In altre parole, ciò che affermano questi ignoranti e folli "insegnanti" è questo: "noi seguiamo ciò che dice questo o quel cardinale del Vaticano, e ovviamente il Papa, a prescindere dal fatto che le parole di quest'ultimo possano contraddire una solenne ed infallibile definizione dogmatica di un papa del passato o di un concilio ecumenico anch'esso confermato infallibilmente da un Papa."4

Questi ciechi pastori ragionano nel modo seguente: Dio è compiaciuto di noi perché siamo umili, perché siamo obbedienti, e Dio ha posto persone come il Papa o il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede a capo dei fedeli. Questa gente continua a ripetere che chiunque non si sottometta alla loro volontà è in errore e può essere quindi punita da Dio per non aver creduto al "Magistero vivente".

Questo modo di pensare è a tutti gli effetti "la potenza di satana" che "condanna tutti quelli che non hanno creduto alla verità ma hanno acconsentito all'iniquità" (vedi 2 Tess 2:10-11).

Ma Dio permetterebbe mai che un qualsiasi fedele possa farsi ingannare in tal modo? Come potrebbe, si chiede qualcuno? Per rispondere, possiamo attingere dagli insegnamenti di San Giovanni Eudes e dalle Sacre Scritture. Ecco cosa insegna San Giovanni a questo riguardo:


“Il segno più evidente del'ira di Dio ed il castigo più terribile che possa infliggere al mondo si manifesta quando Egli permette al Suo popolo di cadere preda di sacerdoti che lo sono più di nome, che di fatto, preti che si comportano come lupi famelici tra il gregge, invece d'essere caritatevoli e protettivi come dei bravi e devoti pastori...

“Quando Dio permette una simile cosa vuol dire che Egli è decisamente adirato nei confronti del Suo popolo, e che sta scagliando su di loro la Sua ira più tremenda. Ecco perché Egli chiede incessantemente ai Cristiani: ‘Ritornate, figli traviati … e Io Vi darò pastori secondo il mio cuore(Ger. 3:14,15). Quindi, quei sacerdoti che non compiono il loro dovere sono una piaga che colpisce il popolo a causa del peccato.” 5

Come documentato da La battaglia finale del Diavolo6 e altrove,7 purtroppo la Chiesa è stata letteralmente infiltrata da tutta una serie di gente corrotta, che si è introdotta nel sacerdozio. È chiaro quindi che Dio è adirato col Suo popolo a causa dei tanti sacerdoti cattivi che si trovano al giorno d'oggi nella chiesa (basti pensare ai tanti scandali causati da chierici deviati e malvagi).

Dobbiamo ricordare che Dio invia i suoi castighi ed i suoi avvertimenti, come afferma Sant'Alfonso, in modo da poterli riconoscere al fine di correggere il nostro comportamento, prima che sia troppo tardi. Gli scandali del clero sono un chiaro segnale del fatto che Nostro Signore è ormai arrivato al limite dei Suoi avvertimenti. L'ora è tarda e dobbiamo pentirci e sacrificarci per i nostri peccati, pregando con ancor più forza affinché Dio ci conceda la Sua grazia e la Sua misericordia, sia per noi sia per tutti coloro che il Signore ci ha affidato. Quegli scandali, tuttavia, non si limitano a sacerdoti o vescovi corrotti e pervertiti, perché assai peggiore è la corruzione della fede cattolica perpetrata da persone che dovrebbero esserne i difensori, gente che afferma che il "Magistero vivente" avrebbe la precedenza sulle definizioni dogmatiche, infallibili ed immutabili della Chiesa. Ecco, costoro stanno conducendo un numero incommensurabile di anime su di una via che porta all'inferno.

La perversione di tutti quei sacerdoti, vescovi e cardinali che affermano che non v'è alcun bisogno, per i non credenti, di convertirsi alla Fede Cattolica8, è assai più grande della pedofilia - per quanto orribile ed immorale quest'ultima possa essere. Quest'eresia, infatti, anche se venisse promossa da cardinali del Vaticano, e anche se avesse il sostegno - esplicito od implicito- di un Papa, resterebbe sempre una teoria perversa e malvagia. Coloro che difendono un simile insegnamento in merito al "magistero vivente" o hanno perso la propria fede, o non l'hanno mai conosciuta realmente. Tuttavia, l'ignoranza non può esimerli dall'aver commesso un peccato così grave.

La Fede Cattolica - il Deposito della Fede che ci è stato dato da Nostro Signore Gesù Cristo e al quale ogni fedele ha il compito di obbedire per poter aver salva la propria vita - ci insegna, tra le altre cose, che:

  1. La nostra fede proviene da Dio.
  2. Dobbiamo credere in Dio perché ciò che Egli ci dice è Verità.
    • Poiché Dio è onnisciente, egli non può sbagliarsi o possedere solo parte della verità;
    • Poiché Dio è assolutamente santo, Egli non può mentirci; può permettere che ingannato l'uomo, se quest'ultimo non ama la verità, ma Dio non ci mentirà mai.
  3. Dal momento che Dio non può che dire la verità, e poiché ogni singolo articolo di fede è vero perché ce lo ha rivelato Dio, allora ne consegue che:

  1. ciò che era vero nel 33 d.C. è vero anche negli anni 2000!
  2. Ciò che è stato definito in quanto vero dalla Chiesa
  • nel 325 dal Concilio di Nicea
  • nel 1438-45 dal Concilio di Firenze
  • nel 1545-65 dal Concilio di Trento
  • nel 1870 dal Concilio Vaticano I

è ancora valido al giorno d'oggi!

Questo significa che Gesù Cristo è lo stesso oggi, ieri, e per sempre! Quindi, quando il Concilio di Firenze definisce infallibilmente che né gli Ebrei né gli eretici né gli scismatici entreranno mai nel Regno dei Cieli, a meno che non si pentano dei propri errori prima della loro morte, si tratta di una verità eterna.

Padre Gruner sul set di una delle trasmissioni di FATIMA TV, l'unica rete televisiva al mondo dedita totalmente alla diffusione dell'intero Messaggio di Fatima e agli insegnamenti tradizionali della Chiesa Cattolica.

Che cosa ci dicono i Santi e i Concili

C'è chi obietta che se un Papa in futuro dovesse affermare un principio opposto, ne avrebbe comunque facoltà visto che anch'egli è Papa. Non avrebbe infatti lo stesso potere dei suoi predecessori? Quindi non sbaglieremmo se seguissimo un Papa a prescindere, anche se contraddice ciò che aveva insegnato un suo predecessore.

Per rispondere, la prima cosa da fare è determinare se il Papa in questione ha effettivamente affermato qualcosa che contraddice esplicitamente l'infallibile insegnamento di un suo predecessore. Se lo ha fatto, allora il nuovo Papa è in errore. Il motivo è che il ruolo del Papa non è quello di inventare o insegnare nuove dottrine, bensì di tramandare, difendere e spiegare il Deposito della Fede rivelato da Dio. A questo proposito il Concilio Vaticano Primo insegna infallibilmente che:

“Gli stessi Romani Pontefici, come richiedeva la situazione del momento, ora con la convocazione di Concili Ecumenici o con un sondaggio per accertarsi del pensiero della Chiesa sparsa nel mondo, ora con Sinodi particolari o con altri mezzi messi a disposizione dalla divina Provvidenza, definirono che doveva essere mantenuto ciò che, con l’aiuto di Dio, avevano riconosciuto conforme alle sacre Scritture e alle tradizioni Apostoliche. Lo Spirito Santo infatti, non è stato promesso ai successori di Pietro per rivelare, con la sua ispirazione, una nuova dottrina, ma per custodire con scrupolo e per far conoscere con fedeltà, con la sua assistenza, la rivelazione trasmessa dagli Apostoli, cioè il deposito della fede.”9 (D.S. 3069-3070)

Quindi, una volta che un Papa ha dichiarato infallibilmente che un determinato insegnamento fa parte del Deposito di Fede, sappiamo che esso è parte integrante della Verità insegnataci da Nostro Signore.

Poiché la prima qualità della verità è che essa non può contraddire se stessa, sappiamo pertanto che un pontefice non potrà mai contraddire in futuro ciò che è stato già dogmaticamente definito in passato. Se lo facesse, quella nuova "dottrina" da lui insegnata sarebbe falsa, in quanto contraria a ciò che Dio ha insegnato (e confermato in modo infallibile dalla definizione precedente).

Per questi motivi il cosiddetto "magistero vivente" non può inventare né tantomeno insegnare una nuova dottrina in nome di Dio, perché Dio è Verità, ed in Lui non può esservi nulla di falso. Dio non potrebbe mai insegnarci una bugia spacciandocela per verità, né potrebbe mai chiedere a qualcuno di credere in una menzogna. Allo stesso modo Dio non può autorizzare, o far finta di autorizzare qualcuno a diffondere tale menzogna come se fosse verità.

Pertanto, questo "magistero vivente" non è altro che un tentativo di strappare la vera autorità a Dio, usurpando il vero Magistero della Chiesa.

Lo scandalo, in questo caso, è il fatto che in Vaticano vi siano ormai tanti prelati d'alto rango che insegnano una tale eresia e che affermano che essa è una verità della chiesa, pretendendo che questa menzogna diventi una verità definita magistralmente! In realtà non è altro che eresia. Lo possiamo dire per certo perché sappiamo, per fede divina e Cattolica, che persino un Papa non può mutare un dogma della Chiesa Cattolica. Lo sappiamo perché abbiamo a nostra disposizione la definizione solenne ed infallibile del Concilio Vaticano I:

“Perciò Noi, mantenendoci fedeli alla tradizione ricevuta dai primordi della fede cristiana, per la gloria di Dio nostro Salvatore, per l’esaltazione della religione Cattolica e per la salvezza dei popoli cristiani, con l’approvazione del sacro Concilio proclamiamo e definiamo dogma rivelato da Dio che il Romano Pontefice, quando parla ex cathedra, cioè quando esercita il suo supremo ufficio di Pastore e di Dottore di tutti i cristiani, e in forza del suo supremo potere Apostolico definisce una dottrina circa la fede e i costumi, vincola tutta la Chiesa, per la divina assistenza a lui promessa nella persona del beato Pietro, gode di quell’infallibilità con cui il divino Redentore volle fosse corredata la sua Chiesa nel definire la dottrina intorno alla fede e ai costumi: pertanto tali definizioni del Romano Pontefice sono immutabili per se stesse, e non per il consenso della Chiesa. Se qualcuno quindi avrà la presunzione di opporsi a questa Nostra definizione, Dio non voglia!: sia anatema”10 (D.S. 3073-3075)

 

Dal momento che le definizioni dogmatiche sono infallibili - cioè non possono fallire nel riportare con precisione la verità che Dio stesso sta in quel momento sostenendo e garantendo al Papa o al Concilio in questione - allora esse non possono essere cambiate né emendate. Sono immutabili e pertanto nessun sacerdote, vescovo, cardinale o Papa (e nemmeno un concilio, se è per questo) né ora né mai potranno mai cambiarla. Questo è l'insegnamento della Chiesa, e chiunque non creda in questa verità non è più cattolico: vorrebbe dire che è stato tagliato fuori dalla comunità ecclesiale, e scomunicato ipso facto proprio a causa della sua eresia.

È quindi ovvio che abbiamo la necessità di riscoprire le definizioni dogmatiche della Chiesa Cattolica. Dobbiamo recuperarle e mantenerle salde nei nostri cuori e nelle nostre menti, nelle nostre azioni quotidiane, nei nostri discorsi, e così via. Dobbiamo attenerci alla Fede Cattolica, salda ed inviolata, né tanto meno dobbiamo permetterci di perdere fede in uno qualunque dei dogmi della Chiesa, anche se a chiedercelo è un sacerdote, un vescovo o un cardinale - nemmeno se essi affermano che il Papa in persona la pensa allo stesso modo! Non solo: se anche un Papa dovesse contraddire apertamente un dogma di fede, dovremmo attenerci sempre e comunque a ciò che ci ha insegnato la Chiesa Cattolica di tutti i tempi. Dovremmo seguire l'insegnamento dei Dottori della chiesa, i quali sono stati nominati tali proprio perché la Chiesa ha giudicato la loro dottrina come certa e sicura! Seguendo i loro insegnamenti, pertanto, saremo certi e sicuri di seguire una dottrina veramente cattolica.

Ad esempio, S. Roberto Bellarmino, un Dottore della chiesa, nella sua opera sul Pontefice Romano, afferma che persino un Papa può essere contestato e opposto, se egli minacci di arrecare un danno alla Chiesa:

“Così come è lecito resistere al Pontefice che aggredisce il corpo, è altresì lecito resistere a quello che aggredisce le anime o che disturba l’ordine civile, o che, soprattutto, cerca di distruggere la Chiesa. Io dico che è lecito resistergli non obbedendo ai suoi ordini ed impedendo che il suo volere venga eseguito; non è lecito, tuttavia, giudicarlo, punirlo o deporlo, perché questi atti sono propri di un superiore.”11

Allo stesso modo, il grande teologo del 16° Secolo, Francesco Suarez (elogiato da Papa Paul V in quanto Doctor Eximius et Pius, i.e. “Pio ed Eccellentissimo Dottore”) insegnava che:

“In questa seconda via il Papa potrebbe essere scismatico, se non volesse rimanere in unione con l'intero corpo della Chiesa, cosa che accadrebbe ad esempio se cercasse di scomunicare tutta la Chiesa, o come osservano sia Cajetan sia Torquemada, se desiderasse modificare i riti della Chiesa basati sulla Tradizione Apostolica… Se [un Papa] dà un ordine contrario ai giusti costumi (morali), non dovrebbe essere obbedito; se egli tentasse di fare qualcosa di palesemente contrario alla giustizia e al bene comune, sarebbe legittimo resistergli”12

Sarebbe quindi legittimo resistere anche ad un Papa, qualora egli tentasse qualcosa di dannoso per la Chiesa. Come disse San Felice III: "Non resistere all'errore è approvarlo, non difendere la verità è ucciderla". I laici e i sacerdoti non sono certo esenti da un simile imperativo, perché tutti i membri del Corpo Mistico di Cristo ne sono soggetti. Abbiamo quindi il dovere di parlarne.

San Tommaso affermò che se la fede è in pericolo a causa di ciò che dice un Vescovo o un papa, allora quel prelato va rimproverato pubblicamente per salvaguardare la Fede. Basandosi sulle Sacre Scritture - Gal 2:11 - San Tommaso d'Aquino, il più grande tra i dottori della Chiesa, insegna infatti che:


"se la fede fosse in pericolo, un suddito potrebbe rimproverare il proprio prelato, anche pubblicamente. Per questo Paolo, che era suddito di Pietro, lo rimproverò pubblicamente sulla base dell'imminente rischio di scandalo per la fede. Come afferma la glossa di Agostino su Galati 2:11, 'Pietro dette un esempio a tutti i superiori: se, in un qualsiasi momento, dovessero allontanarsi dalla retta via, essi non dovranno indignarsi se saranno rimproverati dai propri sottoposti".13

Dobbiamo quindi conservare sempre il dogma della Fede.Durante la grande Apostasia, molte persone smarriranno la retta via perché non avranno preservato intatti i dogmi di Fede nelle loro menti, nei loro cuori e nelle loro anime.

Infine, non dimentichiamo di obbedire a ciò che Nostro Signore rivelò a Suor Lucia di Fatima: "Pregate molto per il Santo Padre".

Note:

  • All'obiezione secondo cui “Il Papa non può mai insegnare o promuovere l'eresia perché egli è infallibile", bisogna rispondere che il Papa non è infallibile in ogni cosa, ma solo a determinate condizioni solennemente definite ed insegnate dalla Chiesa Cattolica, in particolare dal Concilio Vaticano Primo. Per ulteriori informazioni su quest'argomento ved: “Mission Infallible” di Jonathan Tuttle su The Fatima Crusader, No. 66, pag. 23ss. Su internet: www.fatimacrusader.com/cr66/cr66pg23.asp.
  • Vedi John Henry Newman, Certain Difficulties (Londra, 1876), citato da Michael Davies, Lead Kindly Light: The Life of John Henry Newman (Long Prairie, Minnesota: Neumann Press, 2001), pp. 181-
    • See also Dz. 229, Dz. 297A, Dz. 430, Dz. 482.
  • Contro Riforma Cattolica, giugno 1973. Per approfondimenti, vedi: The Popes, a Concise Biographical History, a cura di Eric John, 1964, recentemente ristampato dalla Roman Catholic Books, Harrison, New York. Vedi inoltre Dz. 530; D.S. 1000.
  • Nota dell'editore: Vedi l'esempio fornito da Padre Kramer nel suo articolo “L'imminente grande castigo è rivelato nel Terzo Segreto di Fatima” su internet: http://www.fatima.org/it/resources/cr73grande.asp.
  • San Giovanni Eudes, The Priest: His Dignity and Obligations, (New York: P.J. Kennedy & Sons, 1947) pp. 9-10.
  • La battaglia finale del diavolo, a cura di Padre Paul Kramer, (Associazione Madonna di Fatima onlus, 2005) pp. 39, 47-48, 51, 53, 58, 61, 124, e nota #24 a pag. 299. Vedi inoltre il sito internet http://www.devilsfinalbattle.com/it/ch5.htm.
  • Per un approfondimento sull'infiltrazione omosessuale nella Chiesa Cattolica, vedi: "Clerical Scandals and the ‘Negligence of the Pastors’” di John Vennari, The Fatima Crusader, autunno 2002, n. 71, pg. 15. Vedi inoltre: www.fatimacrusader.com/cr71/cr71pg15.asp
  • Il Cardinale Walter Kasper, che risiede in Vaticano, ha attaccato il dogma secondo cui "al di fuori della Chiesa non v'è salvezza", quando ha dichiarato, "… noi intendiamo l’ecumene oggi non più nel senso dell’ecumene del ritorno, secondo il quale gli altri devono ‘convertirsi’ e diventare ‘cattolici.’ Questo è stato espressamente abbandonato dal Vaticano II." Adista, 26 febbraio 2001.Vedi anche La battaglia finale del diavolo, p. 68.
  • Concilio Vaticano I, Costituzione Apostolica Pastor Aeternus del 18 luglio 1870. Vedi: http://www.sanpiox.it/public/images/stories/PDF/Testi/Encicliche/Pio_IX-Pastor_aeternus.pdf
  • Ibid.
  • De Romano Pontifice, lib. II, Chap. 29, in Opera omnia, Neapoli/Panormi/Paris: Pedone Lauriel,1871, vol. I, p. 418.
  • Francisco Suarez, De Fide, Disp. X, Sec. VI, N. 16.
  • S. Tommaso d'Aquino, Summa Theologica, Pt. II-II, Q33, Art. 4, Ad. 2.

Tratto dall'articolo apparso sul The Fatima Crusader, numero 74, Estate 2003.