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Comunicato stampa


"Il prete di Fatima" non è sospeso

Il 12 settembre il Cardinal Castrillón Hoyos della Congregazione vaticana per il Clero ha inteso "confermare" la sospensione – decisa dal Vescovo di Avellino in Italia – di Padre Nicholas Gruner, il prete canadese che predica il Messaggio della Madonna di Fatima. Il provvedimento è stato. Il Vaticano stesso non ha inflitto alcuna "sospensione", ma afferma di limitarsi a confermare il provvedimento preso dal Vescovo avellinese.

Padre Gruner non può essere "sospeso" dal Vescovo di Avellino per tre motivi almeno:

Primo, Il Diritto Canonico (Can. 1321) stabilisce che nessuno può essere punito a meno che abbia commesso qualche trasgressione o offesa con malizia o colpevolezza. L’unica "offesa" su cui si fonda la "sospensione" è il presunto mancato "ritorno" di Padre Gruner ad Avellino (ove egli fu ordinato nel 1976), dacché egli ha "mancato" di trovare un altro vescovo disposto a incardinarlo. Tuttavia, alcuni membri della stessa Congregazione che ora comunica la "sospensione" di Padre Gruner sono intervenuti personalmente nel corso degli anni per bloccare tre offerte di incardinazione estesegli da tre diversi vescovi fuori di Avellino, tutti e tre desiderosi di sostenere l’apostolato di Fatima retto da Padre Gruner.

Pertanto, gli accusatori di Padre Gruner hanno essi stessi dato luogo a quell’ "offesa" di cui ora lo dicono colpevole. Non si può essere ritenuti colpevoli di un’ "offesa" causata interamente dall’azione di altri. La "sospensione" è pertanto chiaramente nulla ed è una parodia della giustizia cattolica.

Secondo, la "sospensione" si intende fondata sulla mancata "obbedienza" di Padre Gruner a un ordine di "rientrare" ad Avellino e fissare la sua residenza permanente in Italia, dopo che i funzionari del Vaticano gli hanno impedito di trovare un altro vescovo. Tuttavia, Padre Gruner non può risiedere in Italia senza violare le leggi italiane sull’immigrazione. Dal 1978 in qua il Vescovo di Avellino non ha fatto alcun passo per garantire a Padre Gruner un visto adeguato, nonché l’assicurazione scritta di uno stipendio per vivere, di una pensione e dell’assistenza sanitaria. Invero, il Vescovo di Avellino non ha procurato a Padre Gruner una sola lira per il suo sostentamento, da quando lo ha autorizzato a lasciare Avellino 25 anni fa. Perché? Ma perché il Vescovo di Avellino stesso non è affatto interessato al "ritorno" di Padre Gruner, e tutta la questione è stata inscenata da pochi funzionari del Vaticano che interferiscono nelle normali relazioni di un prete con il suo vescovo.

Molto semplicemente, pertanto, a Padre Gruner non può essere "dato l’ordine" di entrare in Italia come uno straniero illegale. Ai sensi del Canone 22, la Chiesa riconosce di essere vincolata dalle vigenti leggi civili sull’immigrazione. Poiché Padre Gruner non può essere costretto ad agire illegalmente rispetto alla legge civile, la sua "sospensione" è infondata.

Terzo, persino se esistesse un decreto di sospensione valido, nella sua misericordia la Chiesa riconosce che un trasgressore è dispensato dalla pena, se gli era impossibile o persino se gli recava "grave inconveniente" rispettare la legge ritenuta violata (Can. 1323). Per esempio, in caso di malattia non si è obbligati ad andare a Messa la domenica.

Per Padre Gruner sarebbe impossibile, e certo gravemente inconveniente, entrare in Italia come straniero illegale, all’età di 59 anni, abbandonando l’opera della sua vita, la sua casa, le sue faccende personali, e questo per risiedere fino alla morte in una diocesi che non ha preso alcun provvedimento per il suo sostentamento o per la sua vecchiaia, e che non ha mai avuto per lui una missione pastorale perché egli non sa neppure il dialetto locale. Nemmeno preti notoriamente eretici o molestatori di bambini sono stati oggetto di una punizione così dura e senza precedenti.

Infine, anche se Padre Gruner fosse "sospeso" in termini validi (il che non è), egli sarebbe perfettamente riconosciuta la facoltà di svolgere attività non sacerdotali quali pubblicare libri e riviste, organizzare o tenere conferenze, dirigere un Apostolato privato (Canoni 321-323). Persino Hans Küng, uno dei più famigerati eretici a memoria d’uomo, rimane un prete rispettato che continua a esporre e a pubblicare tutte le eresie che vuole, compresa l’affermazione nel suo volume più recente che il papato non ha fondamento nelle Sacre Scritture. Ovviamente, pertanto, un prete del tutto ortodosso come Padre Nicholas Gruner, che non ha fatto nulla di sbagliato, ha il diritto di insegnare una solida ortodossia cattolica relativamente al Messaggio di Fatima, e questo che sia dichiarato sospeso o no.

Invero, è proprio il legittimo insegnamento di Padre Gruner su Fatima cui si oppongono i suoi persecutori nell’apparato del Vaticano. Mettere a tacere qualunque ulteriore esortazione alla consacrazione della Russia è la vera sostanza dell’azione contro Padre Gruner, benché i suoi persecutori non lo possano ammettere. Le eresie di Küng e di innumerevoli altri come lui nel clero non mettono in allarme questi funzionari del Vaticano, che fanno poco o nulla per fermare il diffondersi dell’eresia. Ma il Messaggio di Fatima, sostenuto da Dio e approvato dalla Chiesa Cattolica, sembra spaventarli molto: perché altrimenti annuncerebbero la "sospensione" di Padre Gruner sulla base di una falsa accusa solo poche ore dopo l’attacco terroristico dell’11 settembre 2001? Ma non si vergognano?

Nella loro coazione a ridurre ad ogni costo Padre Gruner al silenzio, questi funzionari del Vaticano calpestano il canone 221: "I fedeli di Cristo hanno il diritto che non sia inflitta loro alcuna pena canonica se non in conformità alla legge". Nel caso di Padre Gruner la legge non è stata applicata, ma anzi distorta. E il risultato è che non solo lui, ma la Chiesa tutta patisce il danno di una pubblica parodia della giustizia: i colpevoli se ne vanno in giro liberamente, mentre si punisce un uomo innocente. Peggio ancora, si nega il diritto dei fedeli di cercare la verità riguardo a Fatima (Canon 748).