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I
O Divina Eucaristia!


Gesù Eucaristico è l'"Emanuele", ossia
"Dio con noi"
(Matt. 1, 23)

• Gesù Eucaristico è Dio fra noi
• Conoscere, amare e vivere l’Eucaristia

 

GESÙ EUCARISTICO È
DIO FRA NOI

Quando S. Giovanni Maria Vianney arrivò nel piccolo e sperduto paesello di Ars, qualcuno gli disse con amarezza: "Qui non c'è più nulla da fare". "Dunque c'è tutto da fare", rispose il Santo.

E cominciò subito a fare. Che cosa?... Si alzava alle due di notte e si metteva in preghiera presso l'altare nella buia Chiesa. Recitava l'Ufficio Divino, faceva la meditazione, si preparava per la S. Messa; dopo la S. Messa faceva il ringraziamento, poi restava ancora in preghiera fino a mezzogiorno: sempre in ginocchio sul pavimento, senza appoggio, la corona del Rosario fra le mani, lo sguardo fisso al Tabernacolo.

Così durò per un po' di tempo.

Poi, però..., dovette cominciare a cambiare orari; e arrivò al punto da trasformare radicalmente l'ordinamento delle sue cose. Gesù Eucaristico e la Vergine Santa attraevano via via le anime in quella povera Parrocchia, fino a che la Chiesa non apparve insufficiente a contenere le folle e il confessionale del santo Curato venne assiepato da file interminabili di penitenti. Il S. Curato fu costretto a confessare per dieci, quindici, diciotto ore al giorno!

Come mai quella trasformazione? Una povera Chiesa, un altare deserto, un tabernacolo abbandonato, un vecchio confessionale, un sacerdote sprovveduto di mezzi e poco dotato: come potevano operare in quello sconosciuto paesello una trasformazione così mirabile?

Le stesse domande possiamo farcele oggi per un paese del Gargano, S. Giovanni Rotondo, fino a pochi decenni fa sperduto e ignorato fra le balze pietrose di quel promontorio. Oggi S. Giovanni Rotondo è un centro di vita spirituale e culturale di fama più che nazionale. Anche lì, un povero frate infermo, un vecchio conventino cadente, una piccola Chiesa deserta, un altare e un tabernacolo sempre soli con quel povero frate che consumava la corona e le mani nella recita instancabile di Rosari.

Come mai? A che cosa è dovuta la mirabile trasformazione avvenuta ad Ars e a S. Giovanni Rotondo per centinaia di migliaia, forse milioni di persone accorse da ogni parte della terra?

Solo Dio poteva operare quelle trasformazioni, servendosi, secondo il suo stile, delle "cose inconsistenti per umiliare quelle consistenti" (1 Cor. 1, 28). Tutto è dovuto a Lui, alla potenza divina e infinita dell'Eucaristia, alla forza onnipotente di attrazione che si irradia da ogni Tabernacolo, e si è irradiata dai Tabernacoli di Ars e di S. Giovanni Rotondo raggiungendo le anime attraverso il ministero di quei due Sacerdoti, veri "ministri del Tabernacolo" (Ebr. 13, 10) e "dispensatori dei misteri divini" (1 Cor. 4, 1).

Che cos'è, infatti, l'Eucaristia? È Dio fra noi. È il Signore Gesù presente nei Tabernacoli delle nostre Chiese con il suo Corpo, Sangue, Anima e Divinità. È Gesù velato dalle apparenze del pane, ma realmente, fisicamente presente nelle Ostie consacrate per dimorare in mezzo a noi, operare in noi, per noi, a nostra disposizione. Gesù Eucaristico è il vero "Emanuele", ossia "Dio con noi" (Matt. 1, 23).

"La fede della Chiesa - ci insegna S. S. Pio XII - è questa: che uno e identico è il Verbo di Dio e il Figlio di Maria, che soffrì sulla croce, che è presente nella Eucaristia, che regna nel Cielo".

Gesù Eucaristico è fra noi come fratello, come amico, come sposo delle nostre anime. Egli vuol venire in noi per essere il nostro cibo di vita eterna, il nostro amore, il nostro sostegno; vuole incorporarci a Sé per essere il nostro Redentore e Salvatore, Colui che ci porta nel Regno dei cieli per immergerci nell'eternità dell'Amore.

Con l'Eucaristia Dio ci ha dato veramente tutto. S. Agostino esclama: "Dio essendo onnipotente non poté dare di più; essendo sapientissimo non seppe dare di più; essendo ricchissimo non ebbe da dare di più".

Andiamo all'Eucaristia, quindi. Avviciniamoci a Gesù che vuol farsi nostro per farci Suoi divinizzandoci. "Gesù cibo delle anime forti - esclamava S. Gemma Galgani - fortificami, purificami, divinizzami". Accostiamoci all'Eucaristia con cuore puro e ardente. Come i Santi. Non sia mai troppa la nostra cura per conoscere questo Mistero ineffabile. La meditazione, lo studio, la riflessione sull'Eucaristia trovino spazio di tempo geloso nel quotidiano avvicendarsi delle nostre ore. Sarà il tempo più benedetto della nostra giornata.

CONOSCERE, AMARE, VIVERE L'EUCARISTIA

Per scoprire almeno qualcosa delle ricchezze sterminate racchiuse nel mistero eucaristico, impegnamoci in un triplice esercizio costante e unitario: esercizio della mente, del cuore, della volontà.

1) Esercizio della mente: ossia la meditazione attenta e ordinata sull'Eucaristia, fatta su libri che ci portino alla scoperta e all'approfondimento personale di questo mistero d'amore (semplice, ma ricco, è il volumetto di S. Alfonso M. de' Liguori, Visite al SS. Sacramento e a Maria SS. Preziosi i due volumetti di S. Pietro Giuliano Eymard, La Presenza Reale, La S. Comunione).

Andiamo soprattutto alla scuola di S. Pietro Giuliano Eymard, che fu impareggiabile apostolo dell'Eucaristia. Portare tutti all'Eucaristia fu la sua vocazione e missione. Quando fondò la Congregazione dei Sacerdoti del SS. Sacramento, egli offrì la sua vita per il Regno Eucaristico di Gesù e scrisse allora le ardenti parole: "Eccovi, o caro Gesù, la mia vita: eccomi pronto a mangiare pietre, a morire abbandonato, pur di riuscire a innalzarvi un trono, a darvi una famiglia di amici, un popolo di adoratori".

Se conoscessimo il dono di Dio che è Amore, e che donandoci Se stesso ci dona tutto l'Amore! "L'Eucaristia - dice S. Bernardo - è l'amore che supera tutti gli amori nel cielo e sulla terra". E S. Tommaso ha scritto: "L'Eucaristia è il Sacramento dell'amore, significa amore, produce amore".

Un giorno un emiro arabo, Abd-el-Kader, girando per le vie di Marsiglia in compagnia di un ufficiale francese, si incontrò con un Sacerdote che portava il S. Viatico a un moribondo. L'ufficiale francese si fermo, si scoprì il capo e piegò il ginocchio. L'amico gli chiese la ragione di quel saluto. "Adoro il mio Dio che il Sacerdote sta portando a un ammalato", rispose il bravo ufficiale. "Come mai - reagì l'emiro - potete voi credere che Dio, così grande, si faccia tanto piccolo, e consenta di andare anche nelle soffitte dei poveri? Noi maomettani abbiamo un'idea ben più alta di Dio". "È perchè voi - replicò l'ufficiale - avete soltanto un'idea della grandezza di Dio; ma non conoscete il suo amore".

Proprio così. "L'Eucaristia - esclama S. Pietro G. Eymard - è la suprema manifestazione dell'amore di Gesù: dopo di essa non c'è più che il cielo" . Eppure, quanti di noi cristiani ignoriamo ancora la portata immensa dell'Amore contenuto nell'Eucaristia!

2) Esercizio del cuore. Se ogni cristiano deve amare Gesù Cristo ("Chi non ama il Signore Gesù sia maledetto": 1 Cor. 16, 22), l'amore verso l'Eucaristia dovrebbe essere spontaneo e sempre vivo in tutti. Ma anche l'amore esige l'esercizio. Bisogna esercitare il cuore a desiderare il vero Bene, a bramare "l'Autore della vita" (Att. 3, 15).

La S. Comunione rappresenta il vertice di questo esercizio d'amore che si consuma nell'unione fra il cuore della creatura e Gesù. S. Gemma Galgani poteva esclamare a riguardo: "Non posso più reggere a pensare che Gesù nella prodigiosa espansione del suo amore, si fa sentire e si manifesta all'ultima sua creatura con tutti gli splendori del suo cuore". E che dire degli "esercizi" del cuore di Santa Gemma che desiderava essere una "tenda d'amore" in cui tenere sempre Gesù con sé? che bramava avere "un posticino nel ciborio" per poter stare sempre con Gesù? che chiedeva di poter diventare "la sfera delle fiamme di amore" di Gesù?

Quando S. Teresa del Bambino Gesù era già ammalata gravemente, si trascinava con grande sforzo in Chiesa per ricevere Gesù. Una mattina, dopo la S. Comunione, fu trovata nella sua cella, esausta, sfinita. Una delle suore le fece osservare di non doversi sforzare tanto. La Santa rispose: "Oh, che cosa sono queste sofferenze di fronte a una Comunione?". E il suo dolce lamento per non poter fare la Comunione quotidiana (non permessa ai suoi tempi) si risolse nell'invocazione ardente a Gesù: "Restate in me come nel Tabernacolo, non allontanatevi mai dalla vostra piccola ostia".

Quando S. Margherita Maria Alacoque lasciò il mondo e si consacrò a Dio nel monastero, fece un voto particolare e lo scrisse con il suo sangue: "Tutto per l'Eucaristia: nulla per me". Inutile tentar di descrivere l'amore struggente della Santa per l'Eucaristia. Quando non poteva comunicarsi, usciva in accenti d'affetto bruciante come questi: "Ho un tale desiderio della S. Comunione, che, se fosse necessario camminare a piedi nudi sopra una strada di fuoco per giungervi, lo farei con indicibile gioia".

S. Caterina da Siena diceva spesso al suo Confessore: "Padre, ho fame: per l'amore di Dio date a questa anima il suo nutrimento, Gesù Eucaristico"; oppure, confidava: "Quando non posso ricevere il Signore, vado in Chiesa, ed ivi Lo guardo... Lo guardo ancora...: e questo mi sazia".

Questo si chiama "esercizio del cuore".

3) Esercizio della volontà. La volontà deve esercitarsi nel tradurre in vita le divine lezioni dell'Eucaristia. A che servirebbe scoprire il valore infinito dell'Eucaristia (con la meditazione) per cercare di amarla (con la S. Comunione), se poi non ci si applica a viverla?

L'Eucaristia è lezione di amore indicibile, di immolazione totale, di umiltà e nascondimento senza pari, di pazienza e dedizione illimitate. Cosa facciamo noi? Dobbiamo pur realizzare qualcosa! Possibile che Gesù ci ha amato e ci ama "fino all'eccesso" (Giov. 13, 1), e noi restiamo indifferenti e inerti? No, Gesù, non sia più così!

Se ci sentiamo deboli e fragili, ricorriamo a Lui, diciamolo a Lui e cerchiamo da Lui senza indugi l'aiuto e il sostegno, perché è proprio Lui che ha detto: "Senza di Me non potete far nulla" (Giov. 15, 5). Ma innanzitutto andiamo da Lui! "Venite a Me... e lo vi ristorerò" (Matt. 11, 28). Andiamo a visitarlo spesso, entrando in Chiesa ogni volta che possiamo e sostando un po' di tempo presso il Tabernacolo, vicini vicini a Lui col cuore e col corpo. Erano ansia costante dei Santi la "Visita" a Gesù Eucaristico, l'ora di Adorazione eucaristica, le Comunioni Spirituali, le Giaculatorie, gli atti di amore a gettito spontaneo e vivace. Quanto bene ne ricevevano e quanto ne trasmettevano!

Un giorno, a Torino, un amico chiese a Pier Giorgio Frassati, suo compagno di università: "Andiamo a prendere un aperitivo". Pier Giorgio colse a volo l'occasione, e rispose indicando all'amico la vicina Chiesa di S. Domenico: "Ma sì andiamo a prenderlo in quel... bar". Entrarono in Chiesa e pregarono per un po' di tempo presso il Tabernacolo; poi, avvicinandosi alla cassetta delle offerte, Pier Giorgio disse: "Ecco l'aperitivo...". E dalle tasche dei due giovani uscì l'elemosina per i poveri.

Pensando all'Eucaristia, S. Giovanni Crisostomo chiese una volta durante la predica: "Come potremmo fare noi dei nostri corpi un'ostia?". E rispose lui stesso: "I vostri occhi non guardino nulla di cattivo, e avrete offerto un sacrificio; la vostra lingua non preferisca parole sconvenienti, e avrete fatto un'offerta; la vostra mano non commetta peccato, e avrete compiuto un olocausto".

Pensiamo agli occhi di S. Coletta, sempre bassi e raccolti in soave modestia; perché? "I miei occhi li ho riempiti di Gesù che ho fissato all'elevazione dell'Ostia nella S. Messa, e non voglio sovrapporGli nessun'altra immagine".

Pensiamo al riserbo e all'edificazione dei Santi nel parlare, usando esattamente la lingua consacrata dal contatto con il Corpo di Gesù.

Pensiamo alle opere buone che le anime innamorate dell'Eucaristia hanno compiuto, perché Gesù comunicava loro i suoi stessi sentimenti di amore a tutti i fratelli, specialmente ai più bisognosi.

Non potremmo anche noi esercitare così la nostra volontà? Impariamo dai Santi, e mettiamoci all'opera.

Gesù Per Me